Brexit: un’opportunità per le start-up FinTech e PropTech italiane?

18 gennaio 2019, 120 visite

Le conseguenze del voto del 23 Giugno 2016 in UK che hanno dato avvio alle procedure per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea sono sotto molti aspetti ancora molto incerte. L’immobiliare, trainato dai forti cambiamenti che stanno influenzando il mondo finanziario, è uno dei settori che ha subito maggiormente l’effetto del voto. Secondo alcuni professionisti del settore, l’area di Londra e più in generale del South East hanno accusato il calo maggiore dei prezzi, soprattutto nel settore residenziale di alta fascia, a causa del ricollocamento di molti professionisti altamente qualificati negli hub finanziari del Vecchio Continente come Parigi, Dublino, Francoforte e Milano. Al contrario, altre aree, soprattutto a Nord dell’Isola, stanno registrando un andamento positivo attraendo investimenti sempre maggiori. Se da una parte Brexit ha frammentato il mercato degli immobili in UK, dall’altra l’effetto sugli investimenti nelle piattaforme di Real Estate Crowdfunding è particolarmente incerto.

Alcuni esperti ritengono che i persistenti bassi tassi di interesse sui depositi bancari e la tendenza degli istituti a ridurre la propria esposizione creditizia potrebbero rendere le piattaforme immobiliari di finanziamento diretto sempre più competitive sul mercato, garantendo rapide fonti di finanziamento per gli sviluppatori immobiliari e ritorni competitivi per gli investitori. Se la Brexit nel breve-medio termine potrebbe quindi creare vantaggi per le piattaforme immobiliari dell’Isola, sono in molti a mettere sotto la lente d’ingrandimento le numerose incognite che la vittoria del Leave ha portato. Le incertezze sullo sviluppo dell’economia del paese, sul valore delle sterlina e sull’impatto che una “Hard Brexit” potrebbero avere scoraggiato molti investitori a concludere operazioni immobiliari. A spaventare i potenziali finanziatori è soprattutto l’incremento previsto dei tassi di default dovuti ad una instabilità generalizzata.

In aggiunta, persiste il timore che una prolungata fase di incertezza, soprattutto relativa alla libera circolazione dei lavoratori tra Regno Unito e Unione Europea, causi nel lungo termine una contrazione nell’afflusso di capitale umano qualificato sulle sponde del Tamigi, come si temono alcuni recruiter inglesi. Sebbene Londra goda ancora di rilevanti vantaggi competitivi rispetto agli altri hub europei, tra i quali la grande concentrazione di università di prestigio e di talenti internazionali, l’elevata presenza di Venture Capitalists ed una regolamentazione particolarmente favorevole alle start-up, nel prossimo futuro la concorrenza crescente da parte di altri ecosistemi continentali potrebbe intaccare la leadership britannica nel comparto FinTech / PropTech.

Ma quale potrebbe essere l’impatto della Brexit sulle piattaforme di real estate crowdfunding europee?

La perdita del passaporto europeo da parte delle start-up britanniche potrebbe innescare un aumento delle acquisizioni di piattaforme operanti nel continente da parte di soggetti e gruppi con sede in UK, in modo da garantirsi un accesso sicuro al mercato unico europeo. In questo scenario post-Brexit, gli operatori del continente, italiani in prima linea, avrebbero l’occasione di sfruttare un triplice effetto: l’afflusso di nuovi capitali da investitori britannici per round di finanziamento e/o acquisizioni, l’incertezza sul valore delle sterlina che renderebbe gli investimenti immobiliari nel Vecchio Continente relativamente meno rischiosi, ed infine una correzione dei valori immobiliari in molte delle primarie location britanniche, prime tra tutte l’area londinese, con il potenziale apprezzamento di altre metropoli europee come Francoforte, Parigi e Milano.

Le società FinTech e PropTech italiane ed europee saranno in grado di trarre vantaggio da questa “tempesta perfetta” per scardinare la finora incontrastata leadership britannica nel settore?

 

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Contributor: Marco Magnani, external assistant presso PropTech Monitor

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